Era il martedì, 06 ottobre 2009, alle 22:53

Il tempo di tre canzoni del nuovo album della Carey cantate distrattamente ed eccoti qui, che mi fai cenno di parcheggiare e salire in auto. Ti ho chiamato senza preavviso sette minuti fa, mi è testimone l'orologio del cruscotto. lo so che sono solo tre isolati, ma davvero sembra che stessi aspettando con le chiavi del garage in mano.
Salto in auto e ti saluto. "Sei sempre più intorzato" mi fai "ormai hai più tette della tua amata D'urso". Avevi bisogno di parlare per non baciarmi. Sai che non puoi farlo, non è concesso dal nostro patto di mutua cooperazione e sicurezza. Non mi guardi per dispetto. "E' la maglietta" replico da copione. "Te l'ho regalata apposta tettone." e ti gratti la barba.
"Ho fame. Pia ovviamente non ha cucinato un cazzo, ma voleva che tu sapessi che il suo utero vuoto pesa un chilo e mezzo. Ti va un kebab?" è il mio invito.
Caserta a quest'ora è deserta, e grazie al tuo pass per il centro storico sembra di camminare in una cartolina di inzio secolo scorso. "Fosse così facile trovar parcheggio col sole" ho bisogno di distrarre la mente dalla tristezza. Mi giro per guardarti e sei stanco e accigliato, dovevi star riposando quando il telefono è squillato.
"Tuo marito?" ti domando per arrabbiarti un po'. Odi quella parola, aggrotti la fronte e respiri forte. "A casa con Peppe, credo guardassero un film" mi rispondi come un mastino. Pensi un po' e poi aggiungi calmandoti "Scusa per ieri, non avrei dovuto, insomma, sono andato oltre ecco".
Non rispondo, non mi va, che senso ha, e poi sono assorto dalla vista al di là dal finestrino. La reggia è grande, più grande del solito. Un'enorme e stucchevole bomboniera di Capodimonte sul punto di sgetolarsi come i miei nervi. Qualche fuoco d'artificio per la festa di San Francesco intanto mi disturba da lontano.
"Sei una merda pero', io mica ti chiedo del Piemonte" mitragli in un solo fiato, manco avessi paura di morire prima di finire la frase. O forse vuoi solo tirarmi fuori dal mio consueto attimo d'autismo. Oltre alla parola "piemonte" non sai dire a proposito del tutto. Ghigno, me la sono cercata. Sei tenerissimo quando cerchi invano di difenderti. "Smettila di darmi ragione e chiedere scusa, fidati è l'inizio della fine" ci sta un po' d'acido e lo sputo.
Divoro due vaschette di kebab mentre tu insulti il vestito di una passante. "E' di certo una tua cliente". "Mah... se per questo potrebbe essere anche tua". "Se vabbè, contendiamocela" "No, no, te la regalo guarda".
La luna è piena, me la fai notare tu. Sono troppo distratto dai miei pensieri per alzare la testa al cielo spontaneamente. "Ma a cosa pensi?". Nessuna risposta da parte mia. Dopo un po' prendo fiato "Forse le cipolle le dovevo evitare". "Rutterai tutta la notte al solito, dormi sul mio sofa? Stavolta non è una citazione" "No Pa', non stasera, facciamo finta che ho una famiglia stasera. E poi tuo marito in mutande mi inquieta".
"Di nuovo?!" erutti. Sorrido, forse esagero.
"Oggi sono passato per andare da Buffetti e stavi lavorando, sei bellissimo quando lavori" mi fai. "Pa' piantala sembri una teenager al concerto dei Boyzone" ti freddo.

"Mi sono innamorato di te" e rompi il silenzio "gli ho chiesto di andarsene, è assurdo"

"E' tardi, riportami alla macchina"

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snksnk
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Afasie del tipo: vita da blogger, confessioni, sclero, amaro vivere